MONTAGNA

MONTAGNACollegare i comprensori di Breuil-Cervinia, Valtournenche e Zermatt (Svizzera) con quello della Val d’Ayas, i cui impianti già si collegano con quelli di Gressoney e Alagna, creando così uno dei più grandi comprensori sciistici al mondo. È questo l’obbiettivo dell’operazione che intende inglobare le ski aree “Cervino Ski Paradise” e “Monterosa Ski”: un investimento previsto di circa 66 milioni di Euro – tra i più significativi della Valle d’Aosta degli ultimi anni in impianti di risalita – due nazioni coinvolte (Italia e Svizzera) e ben cinque comprensori (Zermatt, Cervinia-Valtournenche, Champoluc, Gressoney e Alagna). Il collegamento permetterebbe di raggiungere sia in inverno che in estate il Piccolo Cervino, Zermatt e viceversa. Le ripercussioni sarebbero notevoli, sia in termini di opportunità economiche per l’aera coinvolta sia per quanto riguarda l’impatto ambientale, considerando che il Vallone delle Cime Bianche gode della tutela ambientale a livello europeo (identificativo “IT1204220 – Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa”), che prevede l’esclusione di nuove infrastrutture. Ci siamo confrontati con gli attori coinvolti e i local, cercando di ascoltare quante più voci possibili, da una parte e dall’altra, per offrire un’analisi seria su un argomento delicato.

Pro e contro dell’operazione Secondo Giorgio Munari, Amministratore Delegato Monterosa Ski: “Questo progetto – a medio termine – è antecedente la pandemia, e per questa ragione abbiamo deciso di portarlo avanti comunque. C’è bisogno di questa iniziativa perché i cambiamenti climatici ci dicono che dobbiamo spostarci più in alto per poter mantenere un turismo legato allo sci, che credo avrà ancora un certo appeal nel futuro: alzarci in quota ci consente di sperare di avere ancora neve naturale. Inoltre i comprensori di una certa ampiezza hanno un’attrattiva importante sul mercato estero: persone che, arrivando da una distanza considerevole, si fermano per più tempo, facendo aumentare il lavoro in loco, creando ricchezza e indotto sul territorio. È un’idea pensata non per un turismo mordi e fuggi ma settimanale: non bisogna aumentare il numero di persone ma la capacità di spesa dei turisti. Sembra che la montagna sia l’unico posto dove si deve portare avanti un’economia soft e sostenibile. Perché questo discorso non vale per le banche e le industrie? Perché non riduciamo gli stipendi di chi lavora nella finanza? È chiaro che amiamo le nostre montagne e vogliamo preservare l’ambiente, per questo da dieci anni collaboriamo con l’Università di Torino e abbiamo studiato le sementi più indicate da utilizzare quando facciamo dei lavori sulle piste in modo da restituire alla natura la tipologia corretta in rapporto alla nostra altezza. Facciamo molti sforzi in un’ottica di economia sostenibile, non siamo ottusi. L’impianto a fune, se quando viene progettato viene previsto di smontarlo una volta che non viene più utilizzato, è il sistema di trasporto che ha meno impatto ambientale in assoluto. Per le piste è diverso, perché prevedono un escavatore. In generale dobbiamo trovare un equilibrio tra il rendere sostenibile la vita delle persone che vivono in montagna e la tutela della natura, e non è sempre facile. Certe scelte non le prendiamo solo per noi, ma per le prossime generazioni, per permettere ai nostri figli di poter continuare a vivere in montagna”. Secondo i favorevoli si tratterebbe di una valorizzazione del territorio di grande portata economica. Le popolazioni dei paesi interessati si sono dimostrate favorevoli, con un referendum sulla questione dall’esito positivo.Ma non tutti sono dello stesso avviso e molti local si sono mobilitati per mettere in guardia sulle conseguenze del piano, e non solo. Secondo la Guida Alpina Stefano Balbo: “Le persone sarebbero attratte da questo progetto. Lavorando nella zona di Gressoney vedo però che spesso a causa del vento o di una cattiva gestione gli impianti sono chiusi, quindi temo che non faremmo una gran figura se prima non risolviamo questi problemi. Forse sarebbe meglio concentrare le energie nel gestire le strutture già presenti e nel rinnovare o smantellare quelle vetuste. Non credo che costruire nuovi impianti equivalga sempre a un errore, però in questo caso ritengo ci siano altre priorità sulle quali investire. In generale mi sembra che sulle Alpi nessuno si interroghi su come smantellare i vecchi impianti: pensano tutti solo costruirne di nuovi”. In base alle informazioni raccolte dal Comitato “Ripartire Dalle Cime Bianche” il progetto dovrebbe comportare una sequenza di quattro cabinovie, di cui tre nel cuore del Vallone delle Cime Bianche, con la posa di piloni ogni 150 metri, 55/60 piloni da Frachey al Colle superiore delle Bianche, senza contare le stazioni intermedie.

Parola d’ordine: destagionalizzare Il Sindaco di Alagna Roberto Veggi offre un punto di vista interessante e un’analisi accurata del contesto. “Sono a favore del progetto, ma credo bisognerebbe rispettare dei criteri ambientali e di sostenibilità molo rigorosi: la presenza di un’area protetta è un aspetto importante da tutelare. Forse però, facendo un lavoro ben fatto e investendo soldi non solo nel mettere piloni e cemento, il ritorno economico di quest’operazione potrebbe essere davvero rilevante per il territorio. Penso non solo allo sci ma al fatto che si tratterebbe di un collegamento tra cinque valli alpine: al momento ogni volta che dobbiamo parlare con i comuni vicini dobbiamo fare quattro ore di macchina, se va bene. Permettere di visitare le valli senza inquinare, vedendo posti che altrimenti non si riuscirebbe a visitare perché ci vorrebbe troppo tempo, sarebbe un’opportunità unica. Per l’economia della diversificazione stagionale essere collegati a Zermatt è intelligente: significherebbe vendere la settimana sul comprensorio intero. La possibilità di comprare il giornaliero solo per Alagna o il Monterosa Ski rimarrà comunque, ma a questa si aggiungerà l’opportunità di comprare il biglietto per l’intero comprensorio. Sarebbero garantite presenze non solo nella stagione dello sci ma tutto l’anno. Se si vuole fare una transizione dallo sci ad altre attività più slow ci vorranno almeno venti o trent’anni per vivere con gli stessi numeri.L’alternativa è invertire la tendenza odierna di un ripopolamento della montagna, andando a vivere tutti in città. Mercalli dice che con il cambiamento climatico bisogna spostarsi più in alto, se però togliamo le uniche opportunità di lavoro che abbiamo in quota non verrà nessuno: le persone si muovono dove c’è lavoro. Io faccio solo tre giorni di sci all’anno e per il resto scialpinismo e cascate, però so che se togliamo lo sci alpino in montagna non esiste più niente, che piaccia o no è così. Il sistema si può cambiare, integrando con altre attività e ampliando l’offerta, ma ci vorranno vent’anni perché sono cent’anni che andiamo avanti con la gestione degli impianti sciistici. È come se ci dicessero dall’oggi al domani che non si può più usare l’automobile. L’economia dello sci comunque non è più impattante di spiagge con centinaia di ombrelloni”. In una direzione simile a quella indicata da Veggi si colloca anche il parere di Pietro Giglio, Guida Alpina e Giornalista, Presidente delle Guide Alpine Italiane e Presidente dell’Unione Valdostana delle Guide Alpine fino allo scorso 4 marzo: “La mia percezione è che in Valle d’Aosta la maggior parte delle Guide Alpine sia favorevole. Lo sci ha bisogno di alzarsi di quota a causa dei cambiamenti climatici. Purtroppo le persone non ragionano in termini di prospettiva di lungo periodo, ma vivono la quotidianità. E la politica persegue la contingenza, l’immediato, perché ha bisogno del consenso.Personalmente amo fare scialpinismo e potrei dire che preferisco che il Vallone delle Cime Bianche rimanga così com’è, ma dall’altra parte mi rendo conto che chi vive in montagna ha bisogno di lavorare e far girare l’economia. Prima che si crei un mercato che apprezza formule alternative allo sci alpino, come ciaspole, scialpinismo e fondo, ci vorrà molto tempo, sono processi lunghi che prevedono che si remi tutti nella stessa direzione. Nel frattempo si può solo fare della filosofia perché intanto le persone devono mangiare e tutti aspiriamo a uno standard di vita accettabile” ( fonte : Montagna TV )

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