LA PASSERA LAGIA

LA PASSERA LAGIA
Un prestigioso progetto di ricerca svela gli effetti dei cambiamenti climatici sulla popolazione di passera lagia in alta Valle di Susa

Secondo Cipra, Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, negli ultimi 120 anni le temperature a livello alpino sono cresciute di circa 2 gradi centigradi, quasi il doppio della media globale. L'arco alpino, essendo un ecosistema sensibile, risente in modo particolare degli effetti dei cambiamenti climatici che si evidenziano con il progressivo scioglimento dei ghiacciai, il calo e lo spostamento stagionale delle precipitazioni, l'incremento di eventi meteorologici estremi e effetti evidenti anche sulla flora e sulla fauna.

È stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Current Zoology un articolo di Toni Mingozzi, Pierpaolo Storino, Giampalmo Venuto, Alessandro Massolo, Giacomo Tavecchia dedicato agli effetti del riscaldamento climatico sulla stagione riproduttiva della passera lagia (Petronia petronia) al suo limite altitudinale: Climate warming induced a stretch of the breeding season and an increase of second clutches in a passerine breeding at its altitudinal limits.

Lo studio si riferisce ad un progetto curato dal Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria in collaborazione con altre università europee e l’Università di Calgary, che ha visto il diretto coinvolgimento del personale del Parco naturale della Val Troncea e più recentemente dei Parchi Alpi Cozie.

Valutazione dell’influenza delle variazioni climatiche e paesaggistiche sulla dinamica di popolazione, strategia trofica, sopravvivenza locale e dispersione sono gli obiettivi primari della ricerca. 

Il “Progetto Petronia”, partito nel 1988, entrato a regime nel 1991 e conclusosi nel 2013 si è rivelato uno dei progetti di ricerca a lungo termine più prestigiosi e duraturi in Italia.

Nell’arco di 22 anni sono stati raccolti dati precisi e continuativi sulla presenza e le fasi di nidificazione della specie, che attualmente viene ancora monitorata dell’Ente Parco e si è rivelata un ottimo modello di studio per indagini finalizzate sia alla ricerca pura (eco-etologica), sia alla conservazione e gestione dei prati da sfalcio riconducibili agli habitat prioritari cod. 6210 e 6520 della Zona Speciale di Conservazione IT1110026 Champlas Colle del Sestriere.

La popolazione oggetto di studio è infatti localizzata nell’alta Valle di Susa, in un’area di circa 13 km2 sul versante sud-sud ovest nei comuni di Sestriere e Cesana torinese, tra 1350 e 2000 m sul livello del mare nei pressi di San Sicario, Champlas Janvier, Champlas Seguin, e, più recentemente, Champlas du Col e Thures. Il territorio è caratterizzato da pascoli xerici e prati montani che negli ultimi decenni hanno visto una drastica diminuzione delle pratiche agro-pastorali tradizionali (coltivazione dei campi, allevamento del bestiame e sfalcio dei prati da fieno) con il conseguente rischio di modificazione delle cenosi erbacee e invasione da parte di arbusti e alberi e perdita dell’elevato grado di biodiversità vegetale e animale legato ai prati sfalciati e pascolati.

La passera lagia (Petronia petronia) è un passeriforme della famiglia Passeridae distribuito nel sud Europa. É onnivoro: si nutre di semi e insetti. Maschio e femmina sono praticamente identici nell’aspetto; il sopracciglio chiaro e la vistosa macchia gialla presente sulla gola la differenzia dagli altri passeriformi. 

Vive in ambienti aperti, in condizioni secche e assolate. Nelle Alpi Occidentali si riproduce in alcune valli interne (nei settori xerici continentali), in piccoli e isolati nuclei ai limiti altitudinali del suo range europeo.

L’area di monitoraggio accoglie la popolazione più consistente dell’Italia settentrionale; la specie, tipicamente mediterranea è anche segnalata sporadicamente nel Cuneese e in Valle d’Aosta, ma è tipica del sud Italia.

Questa popolazione è stata identificata come un buon modello per valutare gli effetti delle variazioni climatiche. In queste condizioni ambientali, infatti, i parametri e le performance riproduttive hanno dimostrato di essere maggiormente influenzati da variazioni di temperatura e precipitazioni rispetto a siti meno marginali e più favorevoli per la specie.

Tipicamente gregaria, si riproduce ai margini dei villaggi montani dove predilige costruire i suoi nidi in buchi profondi in edifici diroccati, senza disdegnare cavità negli alberi e tra le rocce.

Per monitorare la fasi di nidificazione, sono state istallate su pali cassette nido appositamente progettate per rispondere alle esigenze della specie (dimensioni 11x12 cm e 50 cm di profondità con un foro di ingresso ovale di 5x3 cm) e in grado di funzionare, quando necessario per sole finalità scientifiche, da dispositivo di cattura. Gli uccelli hanno mostrato una marcata preferenza per le cassette nido rispetto ai nidi naturali. Come risultato, dal 1994 tutti i nidi naturali conosciuti sono stati abbandonati e verosimilmente tutta la popolazione ha iniziato a riprodursi nelle cassette nido. 

Durante il periodo 1991-2013 lo stato di occupazione delle cassette nido è stato regolarmente monitorato da metà Maggio a inizio Settembre per tutto la stagione di nidificazione (da inizio costruzione del nido all’ultimo involo).

L’inanellamento, eseguito dai guardiaparco dell’Ente Parco in possesso di apposito patentino e autorizzazione dell’I.S.P.R.A., ha rappresentato una delle operazioni chiave del progetto essendo finalizzata al riconoscimento individuale dei soggetti componenti la popolazione di studio.
Tutti gli adulti riproduttori e i pulcini sono stati marcati individualmente con anelli colorati in modo da poter riconoscere gli animali e accertare i legami sociali e di coppia attraverso le osservazioni dirette.

In 22 anni di progetto, sono stati inanellati un totale di 2802 uccelli (228 adulti e 2574 pulcini) e sono state registrate 633 covate, tra prime e seconde covate annuali.

I risultati dello studio confermano che i cambiamenti climatici sulle Alpi favoriscono la Petronia petronia garantendo un più alto successo di allevamento delle nidiate e del numero medio di involati e un periodo di riproduzione più lungo. In seguito all’accertato aumento delle temperature del mese di luglio, è stato rilevato inoltre un incremento della frequenza di seconde covate.

I dati hanno evidenziato come Petronia petronia non abbia anticipato l’inizio del periodo di riproduzione, benchè questa sia stata segnalata come una delle risposte più comuni degli organismi viventi ai recenti cambiamenti climatici.

In generale ci si aspetta quindi un incremento del tasso di occupazione e/o colonizzazione di nuove aree, anche se gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni, soprattutto le intense precipitazioni estive, hanno dimostrato di rappresentare un grave pericolo per la sopravvivenza delle nidiate. ( fonte : Ente di gestione aree protette Alpi Cozie )



Condividi: